Lost in translation

In un’epoca in cui il commercio e le transazioni avvengono per lo più on line e travalicando i confini nazionali è essenziale per gli avvocati, siano essi liberi professionisti o inseriti in un ufficio legale aziendale, conoscere la lingua inglese. Soprattutto per i professionisti che hanno a che fare con contratti stipulati tra soggetti appartenenti a paesi diversi.

L’inglese giuridico, o legal english, è cosa ben diversa dall’inglese scolastico o dalle frasi che si usano usualmente quando si viaggia. Richiede la conoscenza di vocaboli e di modi di dire tipici, e in certi casi unici, delle materie giuridiche. Spesso è necessario anche conoscere alcuni istituti della common law, il cui sistema differisce non poco da quello della civil law, che è invece il modello di ordinamento giuridico sviluppatosi nell’Europa continentale a partire dal diritto romano-giustinianeo, adottato anche in Italia.

Una conoscenza poco approfondita dell’inglese giuridico espone il professionista (e, di conseguenza, il suo cliente) a rischi non irrilevanti: la stesura non appropriata di una diffida, ad esempio, o la traduzione (e quindi la comprensione) errata di un contratto possono portare risultati diversi – se non addirittura contrari – a quelli desiderati. Un sorta di effetto “Lost in translation” assolutamente da evitare.

Chi traduce, a fianco di quelle linguistiche, deve disporre di solide competenze di contenuto, tanto più approfondite quanto più settoriale è la materia in cui traduce. La traduzione, per essere corretta, non deve affidarsi unicamente alla lettera del testo, ma deve necessariamente essere supportata da ricerche terminologiche e contestualizzazioni culturali.

Attenzione ai c.d. false friends, ovvero a quelle parole che in italiano hanno un significato mentre in inglese ne hanno un altro. Qualche esempio? “eventually” non significa “eventualmente”, ma “alla fine”; “preservatives” non si traduce “preservativi”, ma “conservanti” (e qui la figuraccia è pesante…); i “parents” sono i genitori, non i parenti!  ed il “dependant” non è il dipendente di lavoro, ma un familiare a carico….

Quindi, guai a semplicemente copiare il testo di un contratto o di un atto su Google Translate, pena – oltre che una figuraccia – un risultato poco professionale e per nulla efficace.

Per maggiori informazioni sul corso di legal english rivolto ad aziende e a professionisti: https://avvfedericabrondoni.com/i-corsi/

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