Arbitrato si, arbitrato no

Per i non addetti ai lavori, la parola “arbitrato” può evocare scenari di risoluzione delle liti da parte di non meglio precisati individui saggi e dal fare paterno, seduti in uffici di lusso. Se invece parliamo di “arbitrato internazionale” la fantasia corre a dispute risolte a colpi di sciabola nel deserto di qualche emirato arabo.

In realtà, l’inserimento di una clausola arbitrale in un contratto non è altro che l’esercizio, da parte dei suoi contraenti, della facoltà di sottrarre all’autorità giudiziaria ordinaria la decisione su eventuali controversie che dovessero sorgere dall’esecuzione o dall’interpretazione del contratto stesso, il che può comprendere – banalmente – anche il pagamento del compenso relativo alla prestazione principale dedotta in contratto. Che non è di poca importanza.

Spesso i clienti mi chiedono se nei contratti sia meglio indicare come competente il Tribunale ordinario o prevedere un arbitrato. La risposta non è così immediata e dipende da molti fattori.

Se l’esigenza del cliente è quella di ottenere giustizia in tempi rapidi, sicuramente è da preferire un arbitrato. Le cause civili in Italia – si sa – richiedono qualche anno e molta pazienza (anche se molti Tribunali, grazie al processo telematico, hanno abbreviato i tempi per giungere alla emissione di una sentenza). Ed in ogni caso, nel rito civile ordinario, la parte soccombente può ricorrere prima in appello e poi in Cassazione, il che implica un’ulteriore dilatazione dei tempi, e di conseguenza della certezza del diritto inteso come decisione definitiva. Ciò, tradotto in soldoni per il cliente, significa ritardo nel recupero di un eventuale credito, che può avere ripercussioni, anche significative, sui flussi di cassa e sulle spese legali relative a tre gradi di giudizio, qualora non ne ottenga il risarcimento dalla controparte.

D’altra parte, in caso di contratto  stipulato con soggetto estero, magari di un paese i cui principi di diritto non ci sono esattamente familiari, è preferibile che un’eventuale lite venga decisa da un collegio di arbitri internazionali, in una lingua (di solito l’inglese) comprensibile ad entrambe le parti ed ai loro rispettivi avvocati. Vi sono organismi di arbitrato internazionale (come l’ICC o come la nostra Camera Arbitrale di Milano) che dispongono di arbitri molto preparati e di una procedura snella e veloce.

Il rovescio della medaglia è che la presenza di una clausola arbitrale (o compromissoria) nel contratto, impedisce alla parte che intende far valere una ragione di credito di avvalersi dei procedimenti sommari o d’urgenza previsti dal nostro codice di procedura civile. Come noto, infatti, la clausola compromissoria non esclude la competenza del giudice ordinario ad emettere un decreto ingiuntivo, ma mantiene ferma la competenza del Collegio Arbitrale in merito al (assai probabile) giudizio di opposizione. Questa è ragione per cui, solitamente, ad insistere per l’inserimento di una clausola arbitrale nel contratto è la parte la cui prestazione consiste nel pagamento di una somma di denaro, e cioè – tradotto in pratica – la parte che i soldi li deve dare, a scapito di quella che invece li deve ricevere.

In conclusione, se possibile, prima di decidere se inserire o accettare di inserire una clausola arbitrale in un contratto, è opportuno procedere ad alcune considerazioni pratiche, meglio se supportati da un legale esperto in contenzioso sia ordinario che arbitrale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...