La vita prosegue per chi resta

Eventi drammatici come quello del crollo del Ponte Morandi a Genova, avvenuto il 14 agosto 2018, suscitano, a ragione, sconcerto e tristezza. Il pensiero va comprensibilmente alle 43 vittime ed ai 9 feriti, tutte persone che il caso ha voluto che si trovassero a transitare sul viadotto (o sotto di esso) proprio nel momento del crollo. Certamente una fine orribile, resa ancora più difficile da comprendere ed accettare dal fatto che nessuno di noi si aspetta certo che gli crolli l’asfalto sotto l’automobile mentre percorre l’autostrada.

I media hanno dato il consueto risalto alla ricostruzione dei profili delle vittime ed alle indagini in corso per la giusta punizione, a livello penale, dei colpevoli. Come sempre in questi casi, chi resta deve fare i conti con l’assenza di chi invece non c’è più. Ed è un’assenza che oltre a devastare a livello personale, può pesare in maniera grave a livello economico. Incidenti come questo, infatti, cambiano per sempre la vita dei cosiddetti superstiti i quali – appunto – devono in ogni caso “sopravvivere”, anche a livello materiale, senza chi è mancato. Al dolore degli affetti persi, si aggiunge talvolta la perdita di un apporto economico o la necessità di cambiare radicalmente la propria vita per andare avanti, e quasi sempre ciò ha un costo.

Si pensi a chi, con la morte del compagno o del coniuge, oltre alla persona con cui aveva pianificato di condividere (auspicabilmente) un progetto di vita a lungo termine, perde il contributo finanziario per il mantenimento della famiglia o per la restituzione di un mutuo bancario o per la condivisione di un affitto. Chi affronta la morte improvvisa di un proprio caro (che può essere anche un figlio, un genitore) è costretto a sostenere numerose spese di cui, a volte anche per pudore, si parla poco: quelle per le esequie, per la costituzione di parte civile nel procedimento penale per l’accertamento delle responsabilità, per le imposte di successione, per la chiusura di attività con liquidazione di soci/dipendenti, per trasferimenti in altre città, in altre case, per rinunce a progetti di studio o di carriera motivati dalla necessità di accettare lavori così da far fronte ai bisogni più impellenti, e così via. Per non parlare delle spese di cura, nel caso in cui si sia sopravvissuti all’incidente.

In queste ipotesi il rimedio lo fornisce il diritto civile attraverso le azioni volte ad ottenere il risarcimento dei danni da parte del responsabile civile (dopo che sia stato individuato) e/o del suo assicuratore, nei casi in cui una garanzia per la responsabilità civile esista per legge o per contratto. Tale risarcimento avrà per oggetto, oltre che il danno da lesione della relazione parentale/sentimentale, anche il danno biologico che può occorrere ai parenti superstiti in caso di ripercussioni fisiche/psicologiche proprie derivanti dalla perdita subita, nonché ogni danno patrimoniale, emergente o da mancato guadagno, ricollegabile causalmente con la morte del proprio caro.

La giustizia civile solitamente fa il suo corso lontano dalle prime pagine dei giornali. Nasce, si sviluppa (di solito, purtroppo, nel corso di anni) e va a sentenza all’interno delle aule dei Tribunali, ma assolve l’indispensabile funzione di compensare situazioni di disequilibrate.

Perché la vita, nel bene o nel male, prosegue per chi resta.

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