Assalto alla diligenza

C’era da aspettarselo un certo effetto “assalto alla diligenza” dopo che la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11504 dell’11 maggio 2017, aveva cambiato idea sull’assegno di divorzio, disponendo che ove il coniuge che ne faccia richiesta sia economicamente autosufficiente, tale assegno non va disposto.

E allora giù, a valanga, un numero impressionante di ricorsi per vedere mutate le condizioni di divorzio laddove, prima di tale sentenza, si prevedeva invece l’assegnazione al coniuge meno abbiente di un assegno divorzile di importo tale da permettergli/le di mantenere lo stesso tenore vita di cui aveva goduto in costanza del matrimonio.

Una sorta di rivoluzione, nell’ambito del diritto di famiglia, a scapito del beneficio di cui avevano usufruito per lo più le donne, per tanti motivi sia culturali (basati ancora sull’idea che la donna si sposa e poi sta a casa a badare alla casa e alla famiglia) sia di mancato raggiungimento delle tanto sospirate pari opportunità (per cui a volte, anche a parità di istruzione o mansioni, in generale una donna inspiegabilmente guadagna meno di un uomo).

A parte i casi eclatanti (vedi al nome Berlusconi, che ha ottenuto che la Corte d’Appello di Milano eliminasse l’assegno di 1,4 milioni di euro da versare all’ex moglie Veronica Lario, ritenuta godere di per sé di una condizione di “benessere economico”, che le consente un “tenore di vita elevatissimo”), sono tantissime le persone comuni che hanno già presentato ricorso per la revisione dell’assegno, rischiando di intasare i Tribunali italiani, peraltro già in cronico arretrato sul contenzioso civile. E non è una sorpresa se si pensa che dai modelli Unico e 730 presentati in relazione all’anno 2016, i contribuenti che hanno “scalato” dal reddito l’assegno versato all’ex coniuge sono stati quasi 137mila.

E’ bene chiarire che non in tutti i casi l’assegno verrà eliminato o ridotto; nei casi in cui l’ex coniuge assegnatario non sia economicamente indipendente, permane – giustamente – la natura assistenziale dell’assegno di divorzio. A tutela, ad esempio, di tutte quelle donne che dopo aver dedicato la vita alla famiglia rinunciando al lavoro, si trovano in difficoltà a reperire un’occupazione.